I bambini si possono dimenticare? NO!
Non è questione di moralismo, è questione di responsabilità e di priorità assolute!
In un mondo in cui imperversa la realtà virtuale si diffonde la percezione della reversibilità, anche in ambiti in cui non è ammissibile. Uno di questi è l'esistenza altrui che dipende totalmente da noi. Parliamo del rapporto unico e speciale dei genitori-figli. Non è possibile concedere deroghe, attenuanti o giustificazioni. Siamo custodi di vite e questa è una responsabilità enorme, troppo pesante? A volte sì, ma è parte del gioco che abbiamo deciso di giocare nel momento in cui abbiamo scelto di essere genitori.
Ciò che è accaduto nella cronaca di questi giorni e l'indulgenza con cui si è trattato INDIGNANO, perché sembra proprio che ci sia la paura di assumersi responsabilità e conseguenze. Abbiamo sentito invettive contro chi dimenticava animali in auto e comprensione più o meno manifesta per padri e madri che dimenticano i figli. E' giusto? Noi non crediamo. E se Sartre aveva ragione quando diceva che il gesto di un uomo è il gesto dell'Uomo (leggi umanità), noi, in quanto appartenenti al genere umano, ci vergogniamo.
lunedì 30 maggio 2011
giovedì 19 maggio 2011
Mamma-tigre o mamma-agnello?
"Rilassatevi, divertitevi, lasciate che i vostri figli stiano davanti al computer o alla tivù e per cena ordinategli la pizza. È l'inaspettato consiglio che un nuovo guru dell'infanzia (e adolescenza) dà ai genitori di oggi, spiegando che è impossibile programmare i bambini per farli diventare Einstein o Mozart. Sottoporli a impegni troppo gravosi e regole troppo severe può avere risultati controproducenti, ammonisce il professor Bryan Caplan in un nuovo manuale che fa discutere sulle due sponde dell'Atlantico: "Il talento e l'immaginazione non si possono insegnare, i figli vanno lasciati liberi di fare le scelte che desiderano, senza costringerli a una faticosa routine di sport, lezioni di danza e pianoforte, niente giochi e passatempi". (Tratto da la Repubblica)
Cosa pensate di questo modello? E' innovativo? O troppo permissivo? Propone la modalità più corretta per far emergere le vere inclinazioni di ognuno? O racchiude in sé un eccesso di permissivismo?
Cosa pensate di questo modello? E' innovativo? O troppo permissivo? Propone la modalità più corretta per far emergere le vere inclinazioni di ognuno? O racchiude in sé un eccesso di permissivismo?
giovedì 5 maggio 2011
Voglio essere una principessa
"Papà non sono il tuo tesoro: voglio essere una principessa. Non potresti chiamarmi princess?"
Coroncina di plastica sui lunghi capelli biondi e una maglietta con l'immagine di Rapunzel, [...] ultima affiliata all'esclusivo club delle principesse Disney, rappresenta bene il mondo da favola di Jenny Hyden, newyorkese di 4 anni. Ma non pensate che la sua innocente megalomania sia un caso isolato [...] A dare l'allarme ci ha pensato Peggy Orenstein, opinionista del New York Times ed esperta di girl-culture: diventata mamma nel 2004, pur vivendo in una città alternativa come Berkeley, si è vista sprofondare in un mondo rosa confetto dominato dal modello Cenerentola [...] "Certo, le principesse ci sono sempre state - riflette Peggy Orenstein - anche noi giocavamo così da bambine: prendevamo i gioielli della mamma, ci mettevamo uno scialle in testa. La differenza è che oggi quel gioco non è più una scelta, ma viene imposto dal mercato".
Come il bikini push per bambine di 6 anni messo in commercio da Abercrombie & Ficht, i make up per bambine di 8, e quelle Bratz in minigonna che fanno sembrare Barbie una bacchettona.
"Credo si tratti di una vera emergenza sociale - estremizza Peggy Orenstein - Ma qualcosa si sta muovendo. Non puoi pretendere che un bambino sia critico verso i suoi giocattoli. Puoi però mostrargli che c'è sempre qualcosa di più divertente da fare". (tratto da D di Repubblica del 30 aprile 2011).
Coroncina di plastica sui lunghi capelli biondi e una maglietta con l'immagine di Rapunzel, [...] ultima affiliata all'esclusivo club delle principesse Disney, rappresenta bene il mondo da favola di Jenny Hyden, newyorkese di 4 anni. Ma non pensate che la sua innocente megalomania sia un caso isolato [...] A dare l'allarme ci ha pensato Peggy Orenstein, opinionista del New York Times ed esperta di girl-culture: diventata mamma nel 2004, pur vivendo in una città alternativa come Berkeley, si è vista sprofondare in un mondo rosa confetto dominato dal modello Cenerentola [...] "Certo, le principesse ci sono sempre state - riflette Peggy Orenstein - anche noi giocavamo così da bambine: prendevamo i gioielli della mamma, ci mettevamo uno scialle in testa. La differenza è che oggi quel gioco non è più una scelta, ma viene imposto dal mercato".
Come il bikini push per bambine di 6 anni messo in commercio da Abercrombie & Ficht, i make up per bambine di 8, e quelle Bratz in minigonna che fanno sembrare Barbie una bacchettona.
"Credo si tratti di una vera emergenza sociale - estremizza Peggy Orenstein - Ma qualcosa si sta muovendo. Non puoi pretendere che un bambino sia critico verso i suoi giocattoli. Puoi però mostrargli che c'è sempre qualcosa di più divertente da fare". (tratto da D di Repubblica del 30 aprile 2011).
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