"[...] Con la rivoluzione tecnologica e dei costumi, l'infanzia si è trasformata in un'isola di privilegio da proteggere", spiega la sociologa di Princeton Viviana Zelizer, "un progetto da scolpire, stimolare, istruire e viziare. Se un tempo erano i nostri servitori - conclude -, i nostri figli ora sono diventati i nostri padroni [...]", da il Corriere della sera di domenica 25 luglio p. 27.
Tra "servitori" e "padroni", secondo noi, c'è una buona via di mezzo: che l'infanzia venga protetta è una conquista indiscussa e da preservare sempre. Questo significa rispettare l'infanzia per ciò che è: un'età che ha bisogno di una guida forte, rappresentata dagli adulti di riferimento. Non vuol dire certo concedere a un bambino inconsapevole e impreparato alla vita qualsiasi cosa.
L'altro aspetto che ci colpisce è l'ansia dei genitori nell'educare i figli. Le professioni come la nostra vorrebbero, al contrario, scardinare il falso mito del genitore perfetto e sollevarlo dai sensi di colpa. Spesso la proliferazione eccessiva di scritti, consigli di vario genere e dubbia legittimità ottengono, però, l'effetto opposto.
Secondo voi qual è il motivo (che forse noi dal nostro punto di vista non cogliamo) che determina questa sensazione?
mercoledì 28 luglio 2010
mercoledì 21 luglio 2010
CONCOMBRE ZOMBI
"Non solo magia nera, riti di possessione, morti viventi, bamboline infilzate. Il vudù è molto di più [...] è in realtà l'ossatura nascosta della società haitiana. Un'organizzazione ombra, fatta di associazioni segrete, che penetra tutti i gangli dello Stato [...] Queste creature (gli zombie, ndr), entrate prepotentemente nell'immaginario contemporaneo grazie al cinema e ai videoclip, ad Haiti esistono davvero [...] sono dei poveri disgraziati ai quali viene somministrata una sostanza che induce uno stato di morte apparente. Si tratta della tetrodotossina, una delle neurotossine più potenti in natura, che gli hungan (potenti sacerdoti vudù, ndr) estraggono con un procedimento antichissimo dal fegato del pesce palla. Dopo alcuni giorni il presunto morto viene ridestato clandestinamente con un antidoto a base di datura stramonium, estratto da una pianta che ad Haiti si chiama significativamente concombre zombi, ossia il cetriolo degli zombi [...] Coloro che vengono sottoposti a un simile trattamento perdono soprattutto la facoltà di intendere e di volere, diventanom degli automi senza carattere, dei corpi senza volontà. [...] La zombificazione era dunque un importante strumento tradizionale di controllo sociale piegato poi ad altri scopi. Fino a diventare una superstiziosa chimica della tirannide", da il Venerdi di Repubblica, 16 luglio 2010, pagg. 22-23.
Nella nostra società non si ricorre a strumenti chimici, ma quali dispositivi pedagogici latenti vengono subdolamente attuati per controllare intenzioni e volontà? Per esempio, aver sottratto parole all'uso comune, appropriandosene in maniera esclusiva, non è una forma di dominio sulla libera espressione?
Nella nostra società non si ricorre a strumenti chimici, ma quali dispositivi pedagogici latenti vengono subdolamente attuati per controllare intenzioni e volontà? Per esempio, aver sottratto parole all'uso comune, appropriandosene in maniera esclusiva, non è una forma di dominio sulla libera espressione?
lunedì 12 luglio 2010
Omofobia: paura del diverso? No, dell'uguale.
"[...] Il termine “omofobia” indica un insieme di atteggiamenti negativi nei confronti dell’omosessualità e delle persone omosessuali [...] (Prati, Pierantoni, Buccoliero e Maggi, 2010)”, da Psicologia e scuola 2010 n. 9.
In Islanda lo scorso 12 giugno è stata approvata una legge che rende possibile i matrimoni di coppie omosessuali!
E in Italia? Da noi non vengono riconosciute neanche le coppie di fatto!
Cosa significa, dunque, civile convivenza e libertà di espressione?
Noi riconosciamo come patrimonio storico-culturale i discorsi del Duce, dimenticandoci di specificare che, comunque, il fascismo è stato messo fuorilegge.
Come possiamo pretendere di rispettare chi non la pensa come noi?
Come possiamo ancora sostenere: “Non condivido le tue idee, ma darei la vita perché tu possa esprimerle”?
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