mercoledì 7 aprile 2010

Proust o del ricordo...

[...] Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa [...]. da M. Proust, La ricerca del tempo perduto.
A chi non è capitato di essere avvolto da un nitido e lontano ricordo assaporando un cibo particolare o sentendo un profumo nell'aria?  
Ebbene qual è il primo ricordo della vostra infanzia che vi torna alla mente, cercando di collocarvi il più lontano possibile temporalmente?

 

1 commento:

  1. … “macchinalmente” mi muovo e, mio malgrado, quasi in mia assenza, qualcosa di straordinario succede: un sapore torna, qualcosa è nuovo. Colmato “d’un’essenza preziosa”. Aperto.
    Riassaggiare il pezzetto di Madeleine. Esperienza che richiama esperienza, inatteso che si intrufola nel grigiore delle previsioni senza scampo, del logico, del ruolo definito, dell’io sempre presente. E intrufolandosi rigenera. Ma, da dove viene quell’apertura?
    Forse dal tempo in cui eravamo (quasi) solo apertura e le cose scintillavano novità, in cui eravamo sapore, profumo, musica e rumore, calore o scabrosità di una superficie, di un corpo al contatto. L’odore del fieno, un ginocchio sbucciato sull’asfalto, le pecore nel prato in città, sulla Gilera tra papà e mamma, il “suo” sorriso, la sigla di una trasmissione radiofonica al risveglio, il solletico sotto i piedi, il calore della mucca di nonno, la risata di zia Evelina, la fisarmonica, l’odor di letame, la luce dopo il temporale, la mosca nel silenzio d’estate, il fieno, il rumore del latte munto nel secchio di alluminio...
    E poi, ancora, quell’apertura e quello stupore si ripresentano inattesi, investono le cose intorno a noi, le rianimano. Piccole cose, ogni giorno. O grandi: come quando nasce Emma e, guardando con lei, un po’ ricordo.
    Elvio

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