mercoledì 14 aprile 2010

La presa della pastiglia

"[...] L'idea fissa del sesso, lo shopping sfrenato, le abbuffate. Per il nuovo Dsm ( Diagnostic And Statistical Manual Of Mental Disorders), bibbia della psichiatria Usa, adottata in tutto il mondo, sarebbero veri disturbi della personalità. Ma c'è chi lancia l'allarme: occhio alla medicalizzazione della normalità. E  agli interessi che la spingono [...] Questa medicalizzazione all'ingrosso di problemi normali potrebbe portare all'erroneo etichettamento di disturbo mentale per decine di milioni di passanti innocenti. E' una questione sociale che trascende la medicina [...]." Da E liberaci dal male di Riccardo Staglianò, Il venerdì di Repubblica, n° 1151 del 9 aprile 2010.
Questo articolo è molto interessante e prosegue evidenziando i rischi dell'utilizzo di pillole come rimedio per qualsiasi difficoltà esistenziale. Ciò che ci ha colpito è la genericità con cui vengono definiti i parametri per stabilire che cos'è un disturbo o, peggio, una patologia: per esempio, è significativa a riguardo la definizione del proposto disordine di ipersessualità, che consisterebbe "nell'occupare una gran quantità di tempo in fantasie e urgenze sessuali e nel pianificare e compiere comportamenti sessuali". Come osserva bene il giornalista, se bastasse questo, la maggior parte degli uomini etreo e gay sarebbero affetti da tale disordine.
Per il resto, vi rimandiamo all'articolo.
Quello che vorremmo sottolineare è che, proprio al contrario di quanto generalmente si creda, per chi, come noi, lavora nell'ambito della CURA dell'altro, la normalità è un concetto ampio, flessibile e impossibile da ingabbiare in definizioni troppo rigide. E' più frequente che un profano definisca depressione un dolore prolungato, ad esempio per un lutto, o iperattività una forma di vivacità...ecco perché gli interessi farmaceutici hanno buona presa su una parte consistente della popolazione, poiché sedare un dolore è più facile che attraversarlo, viverlo e condividerlo. Noi crediamo ancora nel potere della parola e della narrazione.

1 commento:

  1. Farmaci, normalità e ... conflitto:
    "...è un'accezione implicita diffusa che la pace sia pacifica. La pace non è pacifica. Nel suo ventre tiepido e molle tendono a generarsi ansie che preparano esiti antagonistici e guerre possibili. [...]
    Comprendere le ragioni e le dinamiche del conflitto vuol dire in primo luogo riconoscerne la diffusione nel legame sociale. Il conflitto è in ogni incontro ed è incontro. L'altro è come me e diverso da me allo stesso tempo. Mentre i buoni propositi pedagogici invitano all'alterità, non sempre approfondiscono la difficoltà di praticarla effettivamente [...] si preferisce spesso il quieto vivere o l'esclusione: il primo rinvia e tranquillizza, la seconda rimanda all'esterno e all'altro le responsabilità. [...]
    L'educazione dovrebbe in primo luogo favorire l'accesso al conflitto contro la tendenza a negarlo; l'accesso alla sua natura costitutiva e originaria come condizione prima della ricerca delle condizioni della sua buona elaborazione. E' sulla conoscenza del conflitto e dei suoi vincoli e delle possibilità della sua elaborazione che si basa l'educazione sentimentale della specie umana come specie poetica, in grado cioè di emanciparsi e passare da una forma invecchiata a una originale convivenza[...]."
    "Per un'educazione al conflitto e all'alterità", Ugo Morelli, "Animazione Sociale", n° 5, maggio 2004.

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