giovedì 29 aprile 2010

Ci raccontate una storia?

"Nel regno degli smeraldi più luccicanti, Bibò guardava fuori dalla finestra in cerca di un'ispirazione... Improvvisamente qualcosa di inaspettato catturò la sua attenzione: le piccole primule color vinaccia avevano ripreso vita. Chissà perché questo semplice evento emozionò Bibò a tal punto da farle uscire una  minuscola lacrima; Bibò era felice per quella sfortunata piantina tornata a vivere. E poi pensò che era tutto merito della sua amica Bibì, che aveva curato con dedizione e pazienza la debole primula sfiorita: l'aveva innaffiata un po' ogni giorno e ogni giorno le aveva fatto fare una impercettibile rotazione a favore del sole e così i deboli fiorellini l'avevano ripagata. E sì, era proprio una specialità di Bibì prendersi cura degli altri, come quella volta..."

Secondo voi come continua la storia?

giovedì 22 aprile 2010

Sfida di logica...

Oggi vogliamo proporvi un indovinello di logica. Si tratta di un indovinello molto noto, ma di cui spesso si dimentica la soluzione. Voi la ricordate? Se no, sapete ricostruirla?
Buon divertimento!!!
 
"Un antropologo in vacanza nei mari del Sud capita in un'isola abitata dalle due proverbiali tribù dei bugiardi e dei sinceri. I membri di una tribù dicono sempre la verità, quelli dell'altra mentono sempre. Egli arriva ad un bivio e deve chiedere ad uno del posto quale via prendere per andare al villaggio, ma non ha modo di distinguere se l'indigeno sia uno di quelli che dicono la verità o un  bugiardo. L'antropologo pensa un momento e poi fa una sola domanda. Dalla risposta egli conosce quale sia la strada da prendere.
QUAL E' LA DOMANDA?"

mercoledì 14 aprile 2010

La presa della pastiglia

"[...] L'idea fissa del sesso, lo shopping sfrenato, le abbuffate. Per il nuovo Dsm ( Diagnostic And Statistical Manual Of Mental Disorders), bibbia della psichiatria Usa, adottata in tutto il mondo, sarebbero veri disturbi della personalità. Ma c'è chi lancia l'allarme: occhio alla medicalizzazione della normalità. E  agli interessi che la spingono [...] Questa medicalizzazione all'ingrosso di problemi normali potrebbe portare all'erroneo etichettamento di disturbo mentale per decine di milioni di passanti innocenti. E' una questione sociale che trascende la medicina [...]." Da E liberaci dal male di Riccardo Staglianò, Il venerdì di Repubblica, n° 1151 del 9 aprile 2010.
Questo articolo è molto interessante e prosegue evidenziando i rischi dell'utilizzo di pillole come rimedio per qualsiasi difficoltà esistenziale. Ciò che ci ha colpito è la genericità con cui vengono definiti i parametri per stabilire che cos'è un disturbo o, peggio, una patologia: per esempio, è significativa a riguardo la definizione del proposto disordine di ipersessualità, che consisterebbe "nell'occupare una gran quantità di tempo in fantasie e urgenze sessuali e nel pianificare e compiere comportamenti sessuali". Come osserva bene il giornalista, se bastasse questo, la maggior parte degli uomini etreo e gay sarebbero affetti da tale disordine.
Per il resto, vi rimandiamo all'articolo.
Quello che vorremmo sottolineare è che, proprio al contrario di quanto generalmente si creda, per chi, come noi, lavora nell'ambito della CURA dell'altro, la normalità è un concetto ampio, flessibile e impossibile da ingabbiare in definizioni troppo rigide. E' più frequente che un profano definisca depressione un dolore prolungato, ad esempio per un lutto, o iperattività una forma di vivacità...ecco perché gli interessi farmaceutici hanno buona presa su una parte consistente della popolazione, poiché sedare un dolore è più facile che attraversarlo, viverlo e condividerlo. Noi crediamo ancora nel potere della parola e della narrazione.

mercoledì 7 aprile 2010

Proust o del ricordo...

[...] Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa [...]. da M. Proust, La ricerca del tempo perduto.
A chi non è capitato di essere avvolto da un nitido e lontano ricordo assaporando un cibo particolare o sentendo un profumo nell'aria?  
Ebbene qual è il primo ricordo della vostra infanzia che vi torna alla mente, cercando di collocarvi il più lontano possibile temporalmente?

 

giovedì 1 aprile 2010

Los Angeles, gennaio 1968

Non potendo dormire, televisione notturna, che dà film fino all'alba. Brevi film polizieschi, interrotti ogni dieci minuti da un minuto di pubblicità, che li migliora. Lo specifico televisivo è la pubblicità, dove si è in gara col tempo. Un minuto, mille dollari (o forse molto di più, non so bene), il che costringe a una dizione frenetica, per fare entrare il maggior numero di parole e di concetti nel dettato. La pubblicità migliora questi film, dicevo, allargando le loro storie di solito sciocche su un  piano di reale necessità industriali e commerciali, che danno loro un messaggio fondato sul sacro concetto del benessere collettivo [...].
Da Ennio Flaiano, Frasario Essenziale, Bompiani, Milano 1993, p. 45

C'è un benessere collettivo, che, forse, attiene di più ad un immaginario collettivo, e c'è un benessere personale che riguarda l'esperienza quotidiana. In entrambi i casi, quanto i condizionamenti culturali, sociali, mediatici... influenzano desideri e mezzi per raggiungere questo benessere?