Ecco un articolo che parla di comunicazione, del "fare rete" e dell'ascolto.
La psicoterapeuta Maria Rita Parsi, su "Donna Moderna", pag. 209 ( n°45, Novembre 2009), scrive, riguardo ai brutti voti presi a scuola: "Sapete qual è il sintomo più significativo? Quando non racconta. [...] Osservatelo. Coltivate il rapporto con la maestra e con le altre mamme. A volte si capisce un figlio attraverso i racconti degli altri. [...] Seguire un bambino che va a scuola non significa solo fare attenzione ai compiti, ma conoscere tutto il mondo in cui si muove."
Ci sono molti motivi che destano il nostro interesse: innanzitutto la scuola, in particolare nella sua fase iniziale, è un momento di forte passaggio, in cui per la prima volta è il bambino a doversi adeguare al mondo e non viceversa. Questo comporta un duplice impegno, da una parte la ridefinizione di sé all'interno di nuovi rapporti, dall'altra la necessità di soddisfare le richieste didattiche con tempi e modi stabiliti dal dispositivo scolastico. Perciò accade che un brutto voto segnali un disagio nell'adattamento, nelle relazioni, o un' insicurezza personale... più che non, esclusivamente, un'incapacità o una mancanza di impegno.
Ancora una volta condividiamo l'invito ad ascoltare e a confrontarsi con l'ambiente in cui si vive.
E' certamente importante un buon andamento scolastico; però, affinché il bambino non percepisca il voto come unico parametro di valore, è altresì importante non esaltarlo eccessivamente per un "10", né sminuirlo o rimproverarlo eccessivamente per un "5", poiché procureremmo in lui una dannosa oscillazione della sua autostima.
Che ne dite?
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