Citiamo da un articolo di Maria Novella De Luca all'interno di Repubblica di venerdì 11 dicembre 2009 a pagina 51: "Il regalo resta, comunque, un modo per dire 'ti voglio bene'".
Abbiamo scelto questa frase perché è inserita in un articolo ben costruito, in cui, sostanzialmente, si danno consigli per gli acquisti.
Perciò, vorremmo provare a guardarla da un altro punto di vista e, cioè, che non sia tanto il dono in sé a essere una prova d'amore, quanto tutto il rituale che si costruisce intorno ad esso e all'attesa del regalo medesimo.
Il vero dialogo affettivo si ha nello scrivere la letterina a Babbo Natale, nel preparare l'albero e il presepe, nello scegliere insieme i regali, insomma, in tutto quel periodo di attesa che genitori e figli condividono e che crea il vero momento magico.
Pertanto, ciò che secondo noi deve essere recuperato è il piacere e l'emozione dell'attesa, più che non la selezione dei regali.
E voi, come create questa magica atmosfera?
Buon Natale a tutti!
mercoledì 16 dicembre 2009
mercoledì 2 dicembre 2009
Mamma Mia 2!
La conversazione riportata la scorsa settimana è tratta dal libro di Donald W. Winnicott intitolato Colloqui con i genitori ( Raffaello Cortina Editore, Milano 2004, pag.61 e seg.).
Questa conversazione è avvenuta nel 1960 e, come è evidente, le preoccupazioni, le ansie e i problemi delle mamme non sono molto cambiati.
Ciò che ci ha colpito è la chiarezza delle madri nell'individuare e esplicitare temi spesso scomodi, tra cui i motivi di fastidio per le mamme nel prendersi cura dei bambini.
Allo stesso modo troviamo interessante l'atteggiamento di Winnicott che norma e normalizza sensazioni assolutamente naturali. Il messaggio è che è meglio esprimere queste emozioni piuttosto che reprimerle, giudicandole come qualcosa di negativo.
Il confronto e il dialogo su temi anche pruriginosi consentono di scoprire che non si è i soli a provare determinate sensazione e, così, permettono di gestirli e di non trasformarli in blocchi di comunicazione affettivo-emotiva con il proprio bimbo.
Per noi questo è un argomento davvero stimolante, non trovate?
Questa conversazione è avvenuta nel 1960 e, come è evidente, le preoccupazioni, le ansie e i problemi delle mamme non sono molto cambiati.
Ciò che ci ha colpito è la chiarezza delle madri nell'individuare e esplicitare temi spesso scomodi, tra cui i motivi di fastidio per le mamme nel prendersi cura dei bambini.
Allo stesso modo troviamo interessante l'atteggiamento di Winnicott che norma e normalizza sensazioni assolutamente naturali. Il messaggio è che è meglio esprimere queste emozioni piuttosto che reprimerle, giudicandole come qualcosa di negativo.
Il confronto e il dialogo su temi anche pruriginosi consentono di scoprire che non si è i soli a provare determinate sensazione e, così, permettono di gestirli e di non trasformarli in blocchi di comunicazione affettivo-emotiva con il proprio bimbo.
Per noi questo è un argomento davvero stimolante, non trovate?
mercoledì 25 novembre 2009
Mamma mia!
Oggi vorremmo proporvi l'estratto di una conversazione tra mamme invitate da un esperto a esprimersi su un tema molto sentito, ma difficilmente esplicitato.
Ecco a voi:
Esperto: "Dunque, vi ho chiesto di venire oggi pomeriggio per raccontarmi quali aspetti dell'essere mamma vi sembrano fastidiosi... Lei pensa che in realtà nel mestiere di madre i fastidi siano molti?"
Signora W.: "Bè, tutto sommato penso proprio di sì; lo dico sinceramente. Penso che la vera difficoltà sia data da quelle piccole noie come l'eterno disordine o il dover dare la caccia ai bambini per riuscire a metterli a letto..."
Signora A.: "Dunque io ho solo due bambini: uno cammina da non molto e l'altro ha pochi mesi; ovviamente è il primo, poveretto, che mi irrita... il problema sta nelle piccole cose, oltre che nella mancanza di tempo per occuparsi dei bambini. Si è sempre di corsa e mio figlio vuole regolarmente fare qualcos'altro mentre stiamo per uscire in fretta di casa".
Signora S.: "... a me piace davvero badare ai bambini e, tutto sommato, credo che sia un compito molto gratificante, ma i tempi sono sempre così stretti! Quando sono stanca è molto faticoso. A volte mi ritrovo esausta, anche se faccio di tutto per evitarlo; ma non è facile.."
Esperto: "...Se ci sono dei bambini, la casa non può essere in ordine né può esserlo la vostra testa... E' sin troppo facile idealizzare il mestiere di madre. Sappiamo, invece, che ogni lavoro comporta una certa dose di frustrazioni e di noiosa routine, oltre a momenti in cui si vorrebbe fare tutto tranne quello. Perché mai ciò non dovrebbe verificarsi anche quando si accudiscono lattanti e bambini?".
Voi, cosa rispondereste?
Ecco a voi:
Esperto: "Dunque, vi ho chiesto di venire oggi pomeriggio per raccontarmi quali aspetti dell'essere mamma vi sembrano fastidiosi... Lei pensa che in realtà nel mestiere di madre i fastidi siano molti?"
Signora W.: "Bè, tutto sommato penso proprio di sì; lo dico sinceramente. Penso che la vera difficoltà sia data da quelle piccole noie come l'eterno disordine o il dover dare la caccia ai bambini per riuscire a metterli a letto..."
Signora A.: "Dunque io ho solo due bambini: uno cammina da non molto e l'altro ha pochi mesi; ovviamente è il primo, poveretto, che mi irrita... il problema sta nelle piccole cose, oltre che nella mancanza di tempo per occuparsi dei bambini. Si è sempre di corsa e mio figlio vuole regolarmente fare qualcos'altro mentre stiamo per uscire in fretta di casa".
Signora S.: "... a me piace davvero badare ai bambini e, tutto sommato, credo che sia un compito molto gratificante, ma i tempi sono sempre così stretti! Quando sono stanca è molto faticoso. A volte mi ritrovo esausta, anche se faccio di tutto per evitarlo; ma non è facile.."
Esperto: "...Se ci sono dei bambini, la casa non può essere in ordine né può esserlo la vostra testa... E' sin troppo facile idealizzare il mestiere di madre. Sappiamo, invece, che ogni lavoro comporta una certa dose di frustrazioni e di noiosa routine, oltre a momenti in cui si vorrebbe fare tutto tranne quello. Perché mai ciò non dovrebbe verificarsi anche quando si accudiscono lattanti e bambini?".
Voi, cosa rispondereste?
martedì 17 novembre 2009
Un voto al giorno...
Ecco un articolo che parla di comunicazione, del "fare rete" e dell'ascolto.
La psicoterapeuta Maria Rita Parsi, su "Donna Moderna", pag. 209 ( n°45, Novembre 2009), scrive, riguardo ai brutti voti presi a scuola: "Sapete qual è il sintomo più significativo? Quando non racconta. [...] Osservatelo. Coltivate il rapporto con la maestra e con le altre mamme. A volte si capisce un figlio attraverso i racconti degli altri. [...] Seguire un bambino che va a scuola non significa solo fare attenzione ai compiti, ma conoscere tutto il mondo in cui si muove."
Ci sono molti motivi che destano il nostro interesse: innanzitutto la scuola, in particolare nella sua fase iniziale, è un momento di forte passaggio, in cui per la prima volta è il bambino a doversi adeguare al mondo e non viceversa. Questo comporta un duplice impegno, da una parte la ridefinizione di sé all'interno di nuovi rapporti, dall'altra la necessità di soddisfare le richieste didattiche con tempi e modi stabiliti dal dispositivo scolastico. Perciò accade che un brutto voto segnali un disagio nell'adattamento, nelle relazioni, o un' insicurezza personale... più che non, esclusivamente, un'incapacità o una mancanza di impegno.
Ancora una volta condividiamo l'invito ad ascoltare e a confrontarsi con l'ambiente in cui si vive.
E' certamente importante un buon andamento scolastico; però, affinché il bambino non percepisca il voto come unico parametro di valore, è altresì importante non esaltarlo eccessivamente per un "10", né sminuirlo o rimproverarlo eccessivamente per un "5", poiché procureremmo in lui una dannosa oscillazione della sua autostima.
Che ne dite?
La psicoterapeuta Maria Rita Parsi, su "Donna Moderna", pag. 209 ( n°45, Novembre 2009), scrive, riguardo ai brutti voti presi a scuola: "Sapete qual è il sintomo più significativo? Quando non racconta. [...] Osservatelo. Coltivate il rapporto con la maestra e con le altre mamme. A volte si capisce un figlio attraverso i racconti degli altri. [...] Seguire un bambino che va a scuola non significa solo fare attenzione ai compiti, ma conoscere tutto il mondo in cui si muove."
Ci sono molti motivi che destano il nostro interesse: innanzitutto la scuola, in particolare nella sua fase iniziale, è un momento di forte passaggio, in cui per la prima volta è il bambino a doversi adeguare al mondo e non viceversa. Questo comporta un duplice impegno, da una parte la ridefinizione di sé all'interno di nuovi rapporti, dall'altra la necessità di soddisfare le richieste didattiche con tempi e modi stabiliti dal dispositivo scolastico. Perciò accade che un brutto voto segnali un disagio nell'adattamento, nelle relazioni, o un' insicurezza personale... più che non, esclusivamente, un'incapacità o una mancanza di impegno.
Ancora una volta condividiamo l'invito ad ascoltare e a confrontarsi con l'ambiente in cui si vive.
E' certamente importante un buon andamento scolastico; però, affinché il bambino non percepisca il voto come unico parametro di valore, è altresì importante non esaltarlo eccessivamente per un "10", né sminuirlo o rimproverarlo eccessivamente per un "5", poiché procureremmo in lui una dannosa oscillazione della sua autostima.
Che ne dite?
lunedì 9 novembre 2009
Una fiaba al giorno...
"La fiaba raggiunge i bambini esattamente dove sono: nel mondo fantastico. Li introduce alla narrazione, insegna loro a condividere le emozioni e, ovviamente, a esprimersi meglio".
La citazione è tratta dall'intervista rilasciata a Repubblica (pag.51) venerdì 16 ottobre 2009 dalla psicologa Silvia Vegetti Finzi, all'interno di un articolo più ampio che riporta i dati di una ricerca condotta in Gran Bretagna sulla difficoltà ad esprimersi da parte dei bambini.
Ciò che ci ha particolarmente colpite è che la difficoltà di espressione dei bambini dipende dalla carenza di comunicazione verbale in famiglia: si parla poco, con un vocabolario povero e si leggono e si raccontano sempre meno fiabe.
Siamo molto interessate a questo tema perchè riteniamo la fiaba elemento imprescindibile di formazione del bambino, poichè strumento per conoscere ed esplorare le proprie e altrui emozioni; il modo proprio dei bambini per sviluppare le proprie capacità cognitive ed emozionali e acquisire competenze linguistiche.
E voi, cosa ne pensate?
La citazione è tratta dall'intervista rilasciata a Repubblica (pag.51) venerdì 16 ottobre 2009 dalla psicologa Silvia Vegetti Finzi, all'interno di un articolo più ampio che riporta i dati di una ricerca condotta in Gran Bretagna sulla difficoltà ad esprimersi da parte dei bambini.
Ciò che ci ha particolarmente colpite è che la difficoltà di espressione dei bambini dipende dalla carenza di comunicazione verbale in famiglia: si parla poco, con un vocabolario povero e si leggono e si raccontano sempre meno fiabe.
Siamo molto interessate a questo tema perchè riteniamo la fiaba elemento imprescindibile di formazione del bambino, poichè strumento per conoscere ed esplorare le proprie e altrui emozioni; il modo proprio dei bambini per sviluppare le proprie capacità cognitive ed emozionali e acquisire competenze linguistiche.
E voi, cosa ne pensate?
martedì 3 novembre 2009
Benvenuti
Buongiorno a tutti!
Siamo Elena ed Elisabetta e siamo dottoresse in Pedagogia.
Abbiamo deciso di aprire questo spazio per confrontarci, approfondire e discutere assieme a voi tutto ciò che ruota attorno al tema per noi più caro: le relazioni, in particolare le relazioni all'interno del sistema familiare.
Ci piacererbbe che questo spazio funzionasse in modo circolare; vorremmo, cioè, avere e dare la possibilità di trovare suggerimenti, idee, chiarimenti su questioni ritenute importanti.
Secondo la nostra esperienza professionale e personale, è fondamentale raccontare, condividere,
creare una rete di relazioni per affrontare anche le situazioni apparentemente più banali.
Per questi motivi, la base su cui si fondano i nostri interessi e il nostro lavoro è la narrazione, soprattutto la narrazione di sé, poiché la consideriamo il mezzo e il metodo per gettare un sguardo nuovo sulle cose date per scontate, per scoprire nuove soluzioni e risorse nascoste.
A presto!
Siamo Elena ed Elisabetta e siamo dottoresse in Pedagogia.
Abbiamo deciso di aprire questo spazio per confrontarci, approfondire e discutere assieme a voi tutto ciò che ruota attorno al tema per noi più caro: le relazioni, in particolare le relazioni all'interno del sistema familiare.
Ci piacererbbe che questo spazio funzionasse in modo circolare; vorremmo, cioè, avere e dare la possibilità di trovare suggerimenti, idee, chiarimenti su questioni ritenute importanti.
Secondo la nostra esperienza professionale e personale, è fondamentale raccontare, condividere,
creare una rete di relazioni per affrontare anche le situazioni apparentemente più banali.
Per questi motivi, la base su cui si fondano i nostri interessi e il nostro lavoro è la narrazione, soprattutto la narrazione di sé, poiché la consideriamo il mezzo e il metodo per gettare un sguardo nuovo sulle cose date per scontate, per scoprire nuove soluzioni e risorse nascoste.
A presto!
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